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Nessuno è perfetto, neppure Haruki Murakami lo è!

La prendo alla lontana: Haruki Murakami è uno dei miei scrittori preferiti. Avete presente le api con il miele? Ecco, le cose stanno più o meno in questo modo…

Haruki Murakami

Bando agli indugi, vi dico come la penso…

Solitamente quando mi trovo a dover esprimere un’opinione sui suoi romanzi devo trattenere l’entusiasmo, perché ci trovo tante di quelle cose (ultra positive) sulla trama, sui personaggi e sullo stile (inconfondibile), da dimenticare il dono della sintesi e il significato di super partes. Ogni volta mi trovo a dire: “KEEP CALM! Non stai parlando di un mostro sacro tipo… Shakespeare!”.

Eppure niente. Mi lascio prendere, perché Murakami è davvero uno scrittore contemporaneo straordinario. Ok, sto dicendo una cosa ovvia, ma in questo caso è successo qualcosa di diverso. Non voglio dire che La città e le sue mura incerte non mi sia piaciuto, piuttosto che non mi sono sentita tirata dentro la storia come in Kafka sulla spiaggia o L’uccello che girava le Viti del Mondo.

Voglio dire che, finora, questo è il romanzo di Murakami che ho capito meno. Eppure, parola di non più tanto ‘giovane marmotta’, a scuola ero cintura nera di comprensione del testo. Vi giuro che sto facendo una fatica senza precedenti a scrivere queste righe. Ma, mi è mancata la polvere magica dell’interezza, della pienezza, del filo rosso che lega il lettore a una Bella Storia e che lo coinvolge dall’inizio alla fine.

Haruki Murakami Haruki Murakami

A proposito di storia, Murakami è stato bravo a comporre il puzzle, ma… 

Ho avuto comunque la sensazione di leggere tre libri non uno. Come dire? Ho percepito tre Punti a capo che interrompevano ciclicamente l’incantesimo.

Un po’ come quando prepari una torta e la fai assaggiare al Maestro Iginio Massari, e lui ti dice: “Ma, questa è la torta per la suocera!”

Ironia a parte, mi è sembrato un romanzo un un po’ forzato, non solo, lo dico da murakaniana, mi è mancato il gusto della lettura, l’equilibrio narrativo a cui mi sono abituata leggendo i suoi super romanzi, che non a caso facevano parte della Collana Super Coralli di Einaudi. Nessuno è perfetto, neppure Haruki Murakami lo è!

Attenzione, non voglio essere fraintesa, La città e le sue mura incerte è un buon libro, soprattutto per quanto riguarda la parte finale, quella, sempre secondo la mia opinione, più a fuoco.

Di positivo c’è che Murakami riesce a farti immaginare tutto e… che scrive da dio

L’atmosfera nella prima parte, quella sugli unicorni e l’introduzione delle ombre, mi ha angosciata Q.B., facendomi annaspare nell’estrema incertezza. Forse era giusto così, almeno credo, dato che le mura della città di Murakami erano davvero incerte, impalpabili, invalicabili, da dentro a fuori. Credo che l’intenzione fosse di portare il lettore a una riflessione onirica portata all’eccesso, che superasse la soglia della surrealtà ‘murakaniana’.

Comunque sia, non ho mai pensato di abbandonare la lettura e, finalmente, posso dire di aver intravisto quel fazzoletto di imperfezione che ha reso Murakami un po’ più umano ai miei occhi.

Il risultato di queste riflessioni estemporanee? 3,5 mele. Lo so, sono di parte, quella mezza mela in più stona un po’ come il “+” vicino al 5 che ti davano a scuola per incoraggiarti a migliorare… ma diciamo la verità, Murakami è e rimarrà sempre il Grande Murakami.

 

P.S. Guardate un po’ cosa ho iniziato a leggere…

sono al capitolo 5 e non riesco più a staccarmi.

Bentornato Haruki!

Haruki Murakami

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