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Sembra quasi un dormiveglia, il ritratto di una sensibilità rara

Cari amici lettori, oggi ho il piacere di condividere con voi la mia personale opinione sulla raccolta di poesie, Sembra quasi un dormiveglia (Cornacchione Editore), di Gabriella Stigliano, poetessa e artista che stimo e seguo con non poco interesse.

🐌📚“ComeLaPenso” è uno spazio in cui condivido alcune letture di autori “in fiore”, non famosi, per intenderci, che reputo meritevoli e comunicativi.

Buona lettura e buona giornata primaverile, magari all’insegna della calma e della lettura di un buon libro “in fiore”.

P.S.🌼💯
Dimenticavo, a fine post trovate il Punteggio fiore, che solitamente va da 1 a 5 margherite, a seconda di quanto mi è piaciuto il libro.
Dovrei avervi detto tutto…

 

Sembra quasi un dormiveglia

 

Cercare o trovare?

Pag. 15

[…]

Cerco qualcosa che non sia deludente,

per questo in fondo

non cerco niente,

ma posso sperare almeno di trovare,

perché colui che trova

è quieto e sereno,

inaspettatamente gli appare

quello che aveva perduto

o quello che gli aprirà nuove porte.

[…]

 

Sembra quasi un dormiveglia, recensioneInfiore a cura di Marina Atzori

“Dimmi, cosa cerchi

nei tuoi passi nel mondo?”

Questi sono i primi due versi di Cercare o trovare?, componimento di Gabriella Stigliano su cui vale la pena soffermarsi. In questo passaggio emblematico scorgo una importante chiave di lettura, in cui è racchiuso il duplice senso contemplativo-poetico di questa raccolta.

“Cercare” e “trovare”

Sono di fronte a due parole vive, due verbi-chiave, «cercare» e «trovare», che sono linfa vitale per l’autrice. Cercare, inteso come tentativo di fare, dire, andare, scegliere. Trovare, inteso come presa di coscienza impalpabile, perduta, irraggiungibile. Si tratta di qualcosa che scivola dalle mani, di un afferrare incompiuto che annaspa nel buio in cerca di un barlume.

Un agire che è rimasto impigliato come un filo di lana al chiodo invisibile di un’anima rara e pura; un movimento che appare come un volo interrotto simile, credo, a quello di una colomba ferita.

“Mentre io mi accorgevo piano”

È la pace che manca come l’aria; è il dimenticare che insiste e spinge come il vento; è il “Mentre io mi accorgevo piano” (componimento a pagina 110), che sfida in silenzio il divenire da sfogliare con estrema prudenza, con la stessa cura di chi coglie il fiore della speranza.

Lo stile di Gabriella Stigliano è paragonabile al Maestrale, un vento che crea scompiglio, e che irrequieto e tempestoso, d’inverno penetra nelle ossa e d’estate restituisce sospiri di sollievo. Questo vento appartiene ai poeti spontanei, che aprono le porte del cuore al lettore, senza remore, e sussurrano con un filo di voce rivelazioni segrete in cui possono tutti ciascuno di noi può rispecchiarsi.

Lo sguardo interiore di G. Stigliano appare in raccoglimento, in affanno e, per certi versi, in tiepido letargo. I sentimenti limano la sofferenza, la scaldano, la tengono a bada, sfiorando la consapevolezza di non poter fare a meno di scriverla per riuscire ad attenuarla.

Dal vortice delle sue riflessioni emergono immagini vaste, complesse, delicate e profonde dell’amore, stato d’animo e protagonista indiscusso, che si traduce in una questione irrisolta da proteggere sotto un velo di malinconici dettagli. I sogni fluttuano tra le righe, restano sospesi, cullati dal dolce dormiveglia. Essi mostrano, senza mai ostentare, il ritratto di una sensibilità fuori dal comune.

“Sembra quasi…”

Il lettore può ritrovarsi nella paura di confessare un cammino sulle spine, ma altresì nel coraggio di immaginare un futuro di passi a colori, grazie

al pathos di una poesia redentrice.

Sembra quasi un dormiveglia segue un sentiero scritto coinvolgente e armonico.

Tale sentiero si dirama nelle emozioni e nell’istinto, creando meraviglia e vicinanza.

Un altro punto cardine di questa raccolta è il «sembra» associato al «quasi» del titolo. Ho visto il dormiveglia della Stigliano come uno stato di quiete apparente e remota, come un inverno assopito che si prepara ad accogliere una primavera di fiori che prima o poi sbocceranno.

Il lettore può ritrovarsi nella paura di confessare un cammino sulle spine, ma altresì nel coraggio di immaginare un futuro di passi a colori, grazie al pathos di una poesia redentrice.

Sembra quasi un dormiveglia segue un sentiero scritto coinvolgente e armonico.

Tale sentiero si dirama nelle emozioni e nell’istinto, creando meraviglia e vicinanza.

Un altro punto cardine di questa raccolta è il «sembra» associato al «quasi» del titolo. Ho visto il dormiveglia della Stigliano come uno stato di quiete apparente e remota, come un inverno assopito che si prepara ad accogliere una primavera di fiori che prima o poi sbocceranno.

Dopo avervi detto come la penso, è arrivato il momento di assegnare il Punteggio fiore alla raccolta di poesie, Sembra quasi un dormiveglia, di Gabriella Stigliano.

 

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