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Amici22, bene o male purché se ne parli

Amici22, bene o male, purché se ne parli? Good question. Che dire, se non che la tv può trasformarsi in un boomerang che torma indietro alla velocità della luce?

Nel post di rubricando di oggi vi dico come la penso sul caso boomerang del momento: di Capodanno di Amici22.

Il programma di Maria De Filippi sta facendo strage di cuori e di retweet. Ebbene sì, il web (famigerata impervia selva oscura molto simile a quella dantesca), dalla quale è complicatissimo tirarsi fuori, sembra averlo risucchiato nel vortice delle polemiche e degli interrogativi. Il primo su tutti: che cosa è successo quella notte di tanto grave da portare la produzione a dividere i ragazzi in due casette diverse?

Immaginate, e mettetevi in coda, perché non è dato sapere.

Amici22 Amici22E niente, pur zoomando sugli spifferamenti di notizie (vere e presunte), che stanno circolando da qualche giorno, dappertutto, non si riesce a venirne a capo. Già! L’enigma di Capodanno di Amicci22 è ben lontano dall’essere risolto, perché una soluzione che vada bene a tutti non c’è. Può essere accaduto qualunque cosa, e al pubblico, che piaccia oppure no, interessa più questo aspetto dell’episodio, rispetto al risvolto pedagogico che tenta di emergere. Le conseguenze sull’immagine dei ragazzi coinvolti, direttamente o indirettamente, non si sa fino a che punto, si stanno rivelando una questione spinosa e alquanto delicata. Il punto è che tali conseguenze sembrano collocarsi in un giusto mezzo che ha ben poco a che vedere con la virtus dei latini.

Far rimanere i ragazzi all’interno della scuola è stata una decisione saggia?

Good question. Sarei più per il no. Ma è anche vero che con ogni probabilità non sarebbero stati in grado di gestire la pioggia di critiche che sta cascando da un gran bel numero di quotidiani. Sono pur sempre dei ragazzi, non dimentichiamocelo, con tutte, ma proprio tutte, le fragilità e le problematiche della zeta generation.

Amici22, si sa, ha un’eco mediatica di cui non si può non tener conto, e quindi che si fa?

Si sta a guardare che succede e non sempre si è d’accordo. Si rimane col fiato sospeso, perché non è tutto dovuto al pubblico televisivo, e ci sta. Prendere una decisione che accontenti tutti è difficilissimo, anzi, nella maggior parte dei casi non si accontenta nessuno e si ha sempre da ridire. Difatti, i dubbi che si sono scatenati non sono pochi. In molti si sono chiesti, ad esempio, perché fare rientrare Cricca, che era uscito con una sfida regolare? Ok, i fatti incresciosi di Capodanno sono emersi dopo la puntata dell’eliminazione del cantante romagnolo, dell’8 gennaio. Ma per la legge di Murphy, quando le cose partono male, si sa, rischiano di finire peggio.

Amici22Perché i 6 ragazzi di Amici22 protagonisti dello scivolone sulla buccia di banana non hanno dimostrato maturità e non hanno ammesso di non saper stare chiusi nella bolla della tv, che poi, se vogliamo, è anche uno spaccato di vita quotidiana? Ci sono la convivenza, il rispetto dei compagni, la condivisione, le regole…

Chi è senza peccato scagli la prima pietra, ma è lampante l’incapacità da parte di alcuni dei ragazzi coinvolti di sottostare alle regole stabilite dalla Scuola, e di rapportarsi con il resto dei compagni, ciò si è visto anche nella riunione-confronto dei due gruppi nel day-time andato in onda ieri.

Viene da porsi le solite domande, che tanto solite non sono. È giusto tutelare, proteggere, non schierarsi, né dalla parte dei buoni, né da quella dei cattivi, perché come fai sbagli? Perché non si prende una posizione netta quando sarebbe il caso di farlo, come per Rudy Zerbi nel caso dell’allievo Tommy Dali? Ai posteri l’ardua sentenza.

Se non ci sono le basi per cambiare e per capire ciò che è giusto e ciò che non lo è, le parole non servono, bisognerebbe agire, dimostrare.

Amici22 è più tv o più scuola? Altra good question

Amici22 è un mondo – ovattato, fatato e incantato, fatto di sogni (o di incubi in questo caso) che si infrangono e che si realizzano a intermittenza –. Un mondo pieno zeppo di telecamere e microfoni spenti nel momento giusto e accesi nel momento sbagliato, in cui si sbaglia, gravemente e non. Fuori esiste una realtà ben diversa, in cui per molto meno si prendono le porte in faccia e i no, insieme a alle proprie responsabilità. Non dico di (s)cadere nella trappola del “Je accuse”. Tuttavia, rinunciare a un “sogno”, a cui, siamo sinceri, si tiene molto meno di quanto si dice, potrebbe essere la soluzione. Arrendersi all’evidenza e ammettere che non si è pronti sarebbe un atto di grande intelligenza e consapevolezza.

È (proprio) necessario (a questo punto di fumo) rimanere nella Scuola a qualunque costo?

“Tutti possiamo meravigliosamente sbagliare, ma dobbiamo fare tesoro dei nostri errori”, prendo spunto da questa frase di Crepet, per pormi una domanda: perché i 6 ragazzi non si rendono conto di essere dei privilegiati, di avere un’opportunità riservata a pochi fortunati, che capita una volta sola nella vita, e nella quale un artista può esprimersi e imparare a convivere con quello che dovrebbe essere un investimento sul proprio futuro? Si può davvero perseverare nell’immodestia di nascondersi dietro il paravento di un ipotetico “Scusate. Non capiterà più.”?

Il fatto è stato definito “grave”. Non basta questo aggettivo per fare le valigie e tornare a casa in punta di piedi e a testa bassa? È necessario essere accompagnati alla porta, per capire che da un’altra parte non ci sarebbe stata una seconda possibilità? Sono ancora in tempo, i 6 ragazzi, per fare un passo indietro e uscire da una bolla che non sembra appartenergli neanche un po’, senza nulla togliere al loro talento artistico. Dimostrare un po’ di carattere non sarebbe male. Ma è pur vero che nelle situazioni bisogna trovarsi.

Cari ragazzi, non so come andrà a finire, nel frattempo, vi auguro di continuare a inseguire i vostri sogni, ma che siano sogni veri, autentici, a cui non rinuncereste per nessuna ragione al mondo.

 

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